01 giugno 2009
iPod 13
iPod 1,2
1,2…
1,2,3…
1,2 e non fermarsi, non tirare le redini…
Cedere alla follia di credere in una corsa primordiale, movimento trascinato dall'impulso, culla sospinta dalla forza di un cavallo selvaggio che non può portarci
in un posto più terribile di quello che immaginiamo,
perché solo nelle costruzioni della nostra mente può stare la desolazione estrema.
Lasciate che il cavallo selvaggio vi porti per lande deserte,
lasciate sfogare l’impeto della sua forza,
lui vi saprà portare oltre la terra arsa dal sole,
perché anche lui scalpita
freme
e sogna
... wild, wild horses, couldnt drag me away ...
16 marzo 2009
iPod 1+1
11 marzo 2009
08 febbraio 2009
iPod 1°0
05 febbraio 2009
iPod 9
03 febbraio 2009
iPod (cas)8
iPod 7
01 febbraio 2009
Il Suonatore - Pensieri serali - Jam session (II° parte)
Suono.
Suono perché è l’unico modo che conosco per uscire da questa paralisi interiore.
Suono perché la mia tromba è disposta ad ascoltarmi quando ho bisogno di ricordare una strada srotolarsi in mezzo ad una notte d’estate, tra le ombre appena accennate di ulivi silenziosi, l’odore penetrante dei ginepri che risale le narici e i brividi che corrono su tutto il corpo per la brezza leggera, o per qualche cosa di inspiegabile.
Suono perché la musica è eterea come il ricordo di te.
Suono per ricordare alla città che la pioggia è finita e che si può riprendere ad uscire per le strade, per vivere, affrontare viaggi nei cinque continenti, ritornare, sentire l’aria pungente penetrare fin sotto la pelle.
Suono per lasciare nell’aria note sospese in teche di cristallo, perfette e fragilissime, eterne e immutabili in quell’unico attimo di vita a loro concesso.
Suono perché è l’unico modo che conosco per parlare con il mondo.
Suono perché bisogna librarsi nel cielo, come gabbiani, per sentire il vento addosso, lasciarsi guidare da una torre di controllo invisibile e pensare solamente a contare le onde del mare che si infrangono sugli scogli.
Suono per cullare pensieri inquieti, alla ricerca del loro equilibrio zen dopo aver divorato chilometri lungo sentieri inaccessibili e folli.
Suono per succhiare al tempo il nettare della vita.
Suono perché è l’unico modo che conosco per condividere con la mia tromba l’aria che respiro.
La musica arriva a tratti come la luce tremolante delle stelle. Mi tiene compagnia in questa notte senza sonno, mentre sfoglio ad uno ad uno i ricordi della mia giovane vita e li incollo a quei puntini luminosi offerti da quei pochi scampoli di cielo lasciato libero dalle nuvole.
Mi piace passarli in rassegna uno ad uno, sfogliarli, come quegli album di fotografie oramai uccisi dalla tecnologia. Solo tu resisti papà. Mi dici sempre che la stampa regala qualcosa di magico alle immagini, dona loro una forma tangibile, ci permette di accarezzarle.
Da quando mi hai insegnato a farlo prendo spesso una delle tue foto in primo piano e passo le mie dita sul tuo viso. La mia preferita è sicuramente quella appoggiata sul mio comodino, forse perché è la prima che ti ho scattato.
Sei seduto al pianoforte, le mani appoggiate ai tasti ed il collo leggermente all’indietro, con lo sguardo rivolto verso di me.
Ridi.
Non c’è una singola goccia di felicità, in quell’istante, che non venga resa al mondo se non per il tramite di quel sorriso.
- Dai, fai finta di suonare, ti faccio una foto!
- Ma non dobbiamo fare finta… su fai la brava… dobbiamo iniziare la lezione...
- Solo una foto!
- Andiamo a farle dopo, con la luce del tramonto, i castagni del parco hanno dei colori stupendi, vedrai. Ma ora vieni qui, Chopin ci aspetta.
- Cosa suoniamo oggi?
- Un notturno, scegli tu.
- Perché si chiamano notturni?
In quel momento vidi i tuoi occhi illuminarsi come mai avevo visto prima di allora. Fu come se quella domanda, così innocente, così pura, ti avesse portato d’improvviso in un altro mondo. Percepii quell’emozione così intensa e così fulminea pur non riuscendo ad immaginarne le cause. Mi strinsi tra le tue braccia.
- Sai cucciola, non mi ricordo esattamente per quale motivo abbiano questo nome. Molto probabilmente anche Chopin non era affatto soddisfatto di questo titolo. E’ come se dovessi scegliere una parola, o anche una frase intera, per descrivere quel gomitolo di sensazioni che ti si blocca nello stomaco mentre suoni. Tu riesci a sentirlo mentre suoni?
- Io sento solo il pianoforte, non sento nessun gomitolo...
- Si capisco! Beh, quando inizierai a sentirlo capirai completamente il significato di quello che ti ho detto. E ora suoniamo!
Papà, non sai quanto ti sia grata per non avermi dato questa risposta: “è un tipo di composizione musicale ispirata alla notte”.
Grazie anche, ovviamente, di avermi permesso di scattarti una foto.
FINE