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01 giugno 2009

iPod 13

Cosa mi vorrei dire?
Cosa vorrei far maturare fino all'estrema conclusione?
Cosa posso aspettarmi di trovare se non faccio altro che domandare?
Cosa vorrei vedere fuori dalla mia finestra stamattina?
Chi vorrei incontrare sulla soglia della mia casa?
Cosa posso fare per non pensare?
Quanto tempo manca alla mia fine?
E al mio inizio?
Quali ipotesi potrei prendere in considerazione prima di decidere qualcosa di inutile?
Cosa aspetto ad urlare?

Ora posso premere stop e smettere di ascoltare,
ma quando ho iniziato ad ascoltare?

iPod 1,2

1,2…

1,2,3…

1,2 e non fermarsi, non tirare le redini…


Cedere alla follia di credere in una corsa primordiale, movimento trascinato dall'impulso, culla sospinta dalla forza di un cavallo selvaggio che non può portarci

in un posto più terribile di quello che immaginiamo,

perché solo nelle costruzioni della nostra mente può stare la desolazione estrema.


Lasciate che il cavallo selvaggio vi porti per lande deserte,

lasciate sfogare l’impeto della sua forza,

lui vi saprà portare oltre la terra arsa dal sole,

perché anche lui scalpita

freme

e sogna

di riposare su verdi colline


... wild, wild horses, couldnt drag me away ...

16 marzo 2009

iPod 1+1

C'è uno strano silenzio qui, un silenzio freddo. Il ronzio della ventola del condizionatore non fa altro che stabilizzare la mancanza completa di suoni. Ora si ferma.
C'è spazio per recuperare dalla memoria un gesto quotidiano che mi manca da quasi un mese, un rituale 
immerso in una serie di passi da me creati o semplicemente incrociati, 
vitalizzato dalla pungente aria del mattino sospinta da Eolo di fronte a quelle finestre,
snobbato da sguardi distratti, o più semplicemente pensierosi.

Chiudo gli occhi e vedo la mia mano premere play

... One love, one life...

11 marzo 2009

Art of Vincent Van Gogh

08 febbraio 2009

iPod 1°0

La prima nota.
La aspetto in quell'interminabile momento di silenzio che la precede. In quell'attimo si risvegliano improvvisamente il racconto dell'ultimo episodio di una serie televisiva, la descrizione dettagliata delle attività da compiere per presentare in maniera efficace una richiesta di rimborso fiscale e la rivelazione piccante di un incontro della sera precedente.
E' magica.
Racchiude in sè tutto il significato del sussegguirsi armonioso che lentamente cresce dopo di lei, ne traccia il destino, precorre i suoi tempi, ne è l'impronta e l'anima, è la promessa, è il primo annuncio, il più forte. Dopo di lei le altre note non sono altro che il ricordo di lei, la inseguono e vivono la loro esistenza in funzione di lei. Non possono che essere in accordo, non possono ignorarla.
Non si dimentica.

05 febbraio 2009

iPod 9

Sarà la stanchezza della sera che fa abbassare le difese. Colgo sugli sguardi l'espressione dei desideri che non si sanno contenere. Musica dal vivo, sorge spontanea dall'incontro dell'attimo con le sensazioni più radicate e profonde.

Arrivano gli applausi dagli auricolari, degno accompagnamento ad un sorriso non trattenuto, premio meritato per una spontaneità di fanciullo.

Lasciare liberare le emozioni, lasciare la musica continuare

... Let the music play ... 

03 febbraio 2009

iPod (cas)8

Do you... or do you not know... about...

Corre veloce il mondo, corre al ritmo del rullante incessante, del basso incalzante, dei passi uno dietro l'altro ad inseguire il prossimo squalo da sbranare in una lotta senza pietà.
Si agita la testa.
Si agita ritmica, indiavolata, posseduta dal potere ipnotico di onde sonore sparate a distanza ravvicinata.
Decibel oltre la soglia di sicurezza.

'Cause everybody knows... about... 

Ignorare ogni evento del mondo esterno, farsi stordire dalle note, farsi pulsare addosso tutta la rabbia delle corde tese, stressate all'estremo, portate al limite della resistenza fisica per produrre graffi permanenti 
nell'aria.

iPod 7

E' arrivato il momento del silenzio. Ricaricarsi. Non parlare più al mondo per diventare più forti. Raccogliere dagli archivi composizioni perfette di note incastonate nei ricordi, sceglierle meticolosamente, prepararle. 
Staccare le cuffie, compiere il sacrificio supremo di un attimo rubato all'incanto, al costo di smettere di nutrire smanie musicali, o false speranze, o sogni da completare. 

Tornare agli elementi primari per trovare la propria origine, terra, vetro, cera.
Vedere crescere quel sogno, quella promessa, come un germoglio orgoglioso che vince una resistenza di ferro e artificialità.

E intanto prepararsi a premere play, gustando l'attesa di una musica sublime.

01 febbraio 2009

Il Suonatore - Pensieri serali - Jam session (II° parte)

Suono.

Suono perché è l’unico modo che conosco per uscire da questa paralisi interiore.

Suono perché la mia tromba è disposta ad ascoltarmi quando ho bisogno di ricordare una strada srotolarsi in mezzo ad una notte d’estate, tra le ombre appena accennate di ulivi silenziosi, l’odore penetrante dei ginepri che risale le narici e i brividi che corrono su tutto il corpo per la brezza leggera, o per qualche cosa di inspiegabile.

Suono perché la musica è eterea come il ricordo di te.

Suono per ricordare alla città che la pioggia è finita e che si può riprendere ad uscire per le strade, per vivere, affrontare viaggi nei cinque continenti, ritornare, sentire l’aria pungente penetrare fin sotto la pelle.

Suono per lasciare nell’aria note sospese in teche di cristallo, perfette e fragilissime, eterne e immutabili in quell’unico attimo di vita a loro concesso.

Suono perché è l’unico modo che conosco per parlare con il mondo.

Suono perché bisogna librarsi nel cielo, come gabbiani, per sentire il vento addosso, lasciarsi guidare da una torre di controllo invisibile e pensare solamente a contare le onde del mare che si infrangono sugli scogli.

Suono per cullare pensieri inquieti, alla ricerca del loro equilibrio zen dopo aver divorato chilometri lungo sentieri inaccessibili e folli.

Suono per succhiare al tempo il nettare della vita.

Suono perché è l’unico modo che conosco per condividere con la mia tromba l’aria che respiro.

 

 

La musica arriva a tratti come la luce tremolante delle stelle. Mi tiene compagnia in questa notte senza sonno, mentre sfoglio ad uno ad uno i ricordi della mia giovane vita e li incollo a quei puntini luminosi offerti da quei pochi scampoli di cielo lasciato libero dalle nuvole.

Mi piace passarli in rassegna uno ad uno, sfogliarli, come quegli album di fotografie oramai uccisi dalla tecnologia. Solo tu resisti papà. Mi dici sempre che la stampa regala qualcosa di magico alle immagini, dona loro una forma tangibile, ci permette di accarezzarle.

Da quando mi hai insegnato a farlo prendo spesso una delle tue foto in primo piano e passo le mie dita sul tuo viso. La mia preferita è sicuramente quella appoggiata sul mio comodino, forse perché è la prima che ti ho scattato.

Sei seduto al pianoforte, le mani appoggiate ai tasti ed il collo leggermente all’indietro, con lo sguardo rivolto verso di me.

Ridi.

Non c’è una singola goccia di felicità, in quell’istante, che non venga resa al mondo se non per il tramite di quel sorriso.

-       Dai, fai finta di suonare, ti faccio una foto!

-       Ma non dobbiamo fare finta… su fai la brava… dobbiamo iniziare la lezione...

-       Solo una foto!

-       Andiamo a farle dopo, con la luce del tramonto,  i castagni del parco hanno dei colori stupendi, vedrai. Ma ora vieni qui, Chopin ci aspetta.

-       Cosa suoniamo oggi?

-       Un notturno, scegli tu.

-       Perché si chiamano notturni?

 

In quel momento vidi i tuoi occhi illuminarsi come mai avevo visto prima di allora. Fu come se quella domanda, così innocente, così pura, ti avesse portato d’improvviso in un altro mondo. Percepii quell’emozione così intensa e così fulminea pur non riuscendo ad immaginarne le cause. Mi strinsi tra le tue braccia.

-       Sai cucciola, non mi ricordo esattamente per quale motivo abbiano questo nome. Molto probabilmente anche Chopin non era affatto soddisfatto di questo titolo. E’ come se dovessi scegliere una parola, o anche una frase intera, per descrivere quel gomitolo di sensazioni che ti si blocca nello stomaco mentre suoni. Tu riesci a sentirlo mentre suoni?

-       Io sento solo il pianoforte, non sento nessun gomitolo...

-       Si capisco! Beh, quando inizierai a sentirlo capirai completamente il significato di quello che ti ho detto. E ora suoniamo!

 

Papà, non sai quanto ti sia grata per non avermi dato questa risposta: “è un tipo di composizione musicale ispirata alla notte”.

Grazie anche, ovviamente, di avermi permesso di scattarti una foto.

 

FINE